Calcolo dei Valori Nutrizionali con Programma in Formato Excel

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Programma in formato Excel per Gestire Rintracciabilità, Costi di Produzione e Giacenze di Magazzino

Programma in formato excel versatile, semplice ed intuitivo per gestire i costi, la rintracciabilità e le giacenze

Come Creare le Etichette per Esportare i Prodotti Alimentari in America

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Lʼalcol è cancerogeno anche se viene consumato con moderazione?

L’alcol è da lungo tempo noto come una sostanza cancerogena, ma  si tende a credere che il consumo moderato non causi effetti negativi sulla salute. Tuttavia, gli esperti confermano che anche il consumo moderato di alcol può aumentare il rischio di sviluppare diversi tipi di cancro.

La relazione tra alcol e cancro è stata evidenziata da numerosi studi scientifici condotti nel corso degli anni. L’alcol è classificato come un cancerogeno di classe 1 dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il che significa che è una sostanza che causa il cancro negli esseri umani. È stato dimostrato che l’assunzione continuativa di alcol può aumentare il rischio di sviluppo del cancro al fegato, al seno, all’esofago, alla laringe, alla bocca, alla gola e al colon.


Esiste un quantitativo massimo giornaliero di alcol considerato innocuo?


Secondo alcune organizzazioni sanitarie l’assunzione giornaliera massima di alcol considerata innocua è di una bevanda alcolica standard per le donne e di due bevande alcoliche standard per gli uomini.

Una bevanda alcolica standard contiene circa 14 grammi di alcol puro. Questa quantità di alcol è contenuta in una lattina di birra da 355 ml (circa 5% di alcol), in un bicchiere di vino da 150 ml (circa 12% di alcol) o in un bicchierino di  whisky o grappa da 44 ml (circa 40% di alcol).

Quindi, secondo queste indicazioni, gli uomini potrebbero consumare fino a due di queste bevande alcoliche standard al giorno, mentre le donne dovrebbero limitarsi a una sola.
E’ importante sottolineare che questi limiti non sono assoluti e possono variare a seconda di fattori individuali, come l’età, il peso, la salute generale e la tolleranza all’alcol di ciascun individuo. Alcune persone potrebbero essere più sensibili agli effetti dell’alcol e potrebbero riscontrare problemi anche con quantitativi inferiori rispetto a quelli considerati standard.


Tuttavia, il consumo abituale di alcol ha numerosi effetti negativi sulla salute indipendentemente dalla quantità giornaliera consumata.


L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha evidenziato che il consumo abituale dell’alcol, INDIPENDENTEMENTE DALLA QUANTITA’ causa problemi di salute a lungo termine come malattie cardiovascolari, cancro, malattie del fegato e problemi psicologici.
Per questo motivo, è fondamentale avere una mentalità consapevole e responsabile nei confronti del consumo di alcol. È consigliabile limitarne l’assunzione, evitare di bere in eccesso e di bere tutti i giorni, e prendere in considerazione i giorni di astinenza alcolica per permettere al corpo di riprendersi e disintossicarsi.

Gli esperti affermano che non esiste un livello sicuro di consumo di alcol quando si tratta di prevenire il cancro. Sebbene i rischi siano maggiori per coloro che bevono in modo pesante o eccessivo, anche i consumatori moderati dovrebbero essere consapevoli dei potenziali rischi per la salute.


Perchè l’ alcol è cancerogeno?


I meccanismi attraverso i quali l’alcol può causare il cancro non sono ancora completamente compresi, ma ci sono diverse ipotesi.

Una ipotesi accreditata è che l’ alcol possa danneggiare il DNA e interferire con i meccanismi di riparazione del corpo, aumentando così la probabilità di sviluppare mutazioni genetiche che possono portare al cancro. Inoltre, quando il nostro corpo metabolizza l’alcol, si forma l’acetaldeide, una sostanza tossica che può danneggiare le cellule e portare all’infiammazione cronica, creando un ambiente favorevole per lo sviluppo del cancro.


Conclusioni


Non c’è dubbio che l’alcol sia una sostanza cancerogena e che il suo consumo, anche quando moderato, aumenta il rischio di sviluppare il cancro. Gli esperti sono unanimi nel mettere in guardia sulle conseguenze negative dell’assunzione di alcol sulla salute. Prendere coscienza di questi rischi e adottare azioni di responsabilità è fondamentale per proteggere la nostra salute e ridurre il rischio di cancro.

Per approfondire l’ argomento, ti consiglio anche la lettura di questo articolo pubblicato dal sito IL FATTO ALIMENTARE:

Perchè al governo italiano non piace la carne coltivata

Il governo italiano si sta mostrando ostile nei confronti della carne coltivata, un tipo di carne prodotta in laboratorio a partire dalle cellule di animali senza doverli abbattere. Nonostante i vari benefici di questa innovazione, il governo italiano sembra non condividerne la promettente prospettiva.

PERCHE’ IL GOVERNO ITALIANO NON GRADISCE LA CARNE COLTIVATA?

Innanzitutto,  perchè è influenzato dagli interessi delle industrie tradizionali della carne; l’ Italia è nota per la sua cucina ricca di carne fresca e prodotti a base di carne. L’introduzione della carne coltivata potrebbe mettere a rischio il loro mercato ed essere considerata una minaccia. Questo spinge il governo a resistere all’adozione di questa nuova tecnologia.

In secondo luogo, l’Italia ha una forte cultura gastronomica, basata sulla tradizione e sulla qualità degli ingredienti; nell’ immaginario collettivo la carne coltivata viene considerata  un prodotto “artificiale” che non rispetta questa tradizione.

Un’altra possibile ragione potrebbe essere la preoccupazione per la sicurezza  della carne coltivata. Nonostante la sua promettente prospettiva di ridurre l’impatto ambientale e il benessere degli animali, ci sono ancora molte incertezze riguardo alla sicurezza e all’efficienza di questa nuova tecnologia.

Infine, il governo italiano potrebbe anche essere influenzato dalle preoccupazioni etiche riguardo alla carne coltivata. Molti ritengono che la produzione di carne in laboratorio non sia etica perché coinvolge la manipolazione degli animali e la possibilità di sfruttamento nel processo.

LE MOTIVAZIONI ECONOMICHE DELLA COLDIRETTI

A determinare le decisioni del governo vi è senz’ altro la pressione della  Coldiretti, la più grande lobby del settore agricolo italiana, che ha espresso la sua disapprovazione e preoccupazione per la carne coltivata in laboratorio.

La Coldiretti ritiene  che questa nuova pratica costituisca una minaccia per il tradizionale settore dell’allevamento del bestiame e, pertanto, si oppone a tale concetto; uno dei principali argomenti della Coldiretti contro la carne coltivata in laboratorio è il potenziale impatto economico sul settore agricolo.

L’ Italia ha una ricca storia e tradizione nell’allevamento del bestiame e svolge un ruolo significativo nell’economia del paese; di conseguenza, la Coldiretti teme che se i consumatori spostassero le loro preferenze verso la carne sintetica, si potrebbe avere un calo della domanda di prodotti a base di carne tradizionali, con conseguenti significative perdite di posti di lavoro nel settore.
Inoltre, secondo la Coldiretti, la carne coltivata potrebbe incidere negativamente sulle zone rurali, dove l’allevamento del bestiame è parte integrante del tessuto sociale e dell’economia locale. Molti agricoltori e allevatori fanno affidamento sul proprio bestiame per il proprio reddito e il loro sostentamento sarebbe messo a repentaglio se la domanda di prodotti tradizionali a base di carne diminuisse.

LE MOTIVAZIONI ETICHE, SALUTISTICHE E DI IMPATTO AMBIENTALE DELLA COLDIRETTI

Oltre all’aspetto economico, la Coldiretti solleva preoccupazioni sulla qualità e la sicurezza della carne coltivata in laboratorio; essa sostiene che la carne sintetica potrebbe non avere lo stesso valore nutrizionale o lo stesso sapore della carne convenzionale e che vi sono incertezze riguardo agli effetti a lungo termine sulla salute derivanti dal consumo di tali prodotti, poiché sono relativamente nuovi sul mercato e non sono stati sottoposti a test approfonditi.

Altro punto controverso per la Coldiretti è il potenziale impatto ambientale delle carni coltivate; mentre i fautori sostengono che la carne coltivata in laboratorio è più sostenibile e meno dannosa per l’ambiente grazie alla riduzione delle emissioni di gas serra e dell’uso del suolo, Coldiretti contesta queste affermazioni e sostiene che l’allevamento tradizionale del bestiame è una parte essenziale dell’ecosistema agricolo, promuovendo la biodiversità e preservando i paesaggi rurali.

La Coldiretti sottolinea, infine, l’importanza di preservare le tradizioni alimentari e il patrimonio culturale dell’ Italia, nota per le sue tradizioni culinarie e i prodotti locali di alta qualità; Coldiretti sostiene che la sostituzione della carne tradizionale con alternative coltivate in laboratorio potrebbe minacciare l’autenticità e l’unicità della cucina italiana.

In conclusione, l’opposizione della Coldiretti alla carne coltivata in laboratorio nasce dalle preoccupazioni riguardanti il ​​suo potenziale impatto economico sul settore agricolo, la qualità e la sicurezza del prodotto, le conseguenze ambientali e la conservazione del patrimonio culturale e crede fermamente che sostenere l’allevamento tradizionale sia essenziale per il benessere generale delle comunità rurali e la promozione dell’autentica cucina italiana.

LA CAMERA DEI DEPUTATI HA APPROVATO IL DISEGNO DI LEGGE CHE VIETA LA PRODUZIONE E LA COMMERCIALIZZAZIONE DELLA CARNE COLTIVATA IN ITALIA

A fronte delle motivazioni suesposte, la Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida che vieta la produzione e la commercializzazione di carne coltivata in Italia; inoltre, pone pesanti  restrizioni sulle denominazioni delle alternative vegetali alla carne.

Per approfondire l’ argomento, ti consiglio la lettura dell’ articolo pubblicato sul sito IL FATTO ALIMENTARE:

Acrilammide: quali rischi per la salute umana in caso di assunzione prolungata e ad elevate quantità

Acrilammide: comprendere i rischi e adottare misure preventive

Quando pensi ai composti nocivi presenti nel tuo cibo, spesso potresti associarli ad additivi o conservanti. Tuttavia, esiste un composto che ha attirato l’attenzione negli ultimi anni, noto come acrilammide. Si tratta di una sostanza chimica naturale che si forma quando gli alimenti ricchi di amido vengono cotti ad alte temperature, ad esempio durante la frittura, la grigliatura o la cottura al forno.

Cos’è l’acrilammide e dove si trova?

L’acrilammide è una sostanza chimica che si forma quando alcuni alimenti, soprattutto quelli ricchi di carboidrati, vengono cotti a temperature superiori a 120°C (248°F). Si verifica a causa di una reazione tra aminoacidi e zuccheri. Gli alimenti comunemente associati alla formazione di acrilammide includono patate, pane, cereali per la colazione, caffè e alcuni tipi di snack come patatine e biscotti.

Quali sono i rischi associati al consumo di acrilammide?

Gli studi hanno dimostrato che l’acrilammide presenta potenziali rischi per la salute. Studi sugli animali hanno collegato l’esposizione ad alti livelli di acrilammide allo sviluppo del cancro in diversi organi come i reni e il sistema riproduttivo. Tuttavia, le prove sugli esseri umani rimangono inconcludenti e richiedono ulteriori ricerche per determinare l’esatto impatto sulla salute umana.

Inoltre, è noto che l’acrilammide interferisce con il sistema nervoso negli animali, causando effetti negativi sull’apprendimento e sulla memoria. Tuttavia, è anche importante notare che questi studi spesso utilizzano concentrazioni più elevate di quelle a cui gli esseri umani sono generalmente esposti attraverso il consumo di cibo.

Come possiamo ridurre al minimo l’esposizione all’acrilammide?

Sebbene evitare del tutto l’acrilammide sia impegnativo, ci sono dei passaggi che gli individui possono adottare per ridurre al minimo la propria esposizione:

  1. Cuocere correttamente il cibo: evitare di cuocere troppo i cibi ricchi di amido, soprattutto a temperature elevate. Opta invece per la cottura al forno, al vapore o bollita, poiché questi metodi riducono al minimo la formazione di acrilammide.
  2. Immergere le patate prima della cottura: immergere le fette di patate crude in acqua per 30 minuti prima di friggerle o arrostirle può ridurre significativamente i livelli di acrilammide.
  3. Optare per metodi di cottura più leggeri: preferire la grigliatura o il soffritto piuttosto che la frittura, quando possibile. Questi metodi di cottura generalmente producono livelli più bassi di acrilammide.
  4. Conservare correttamente le patate: mantenere le patate a una temperatura più bassa (circa 6-8°C o 43-46°F) può limitare la formazione di acrilammide durante la conservazione.
  5. Evitare una doratura eccessiva: le parti del cibo di colore marrone più scuro o bruciate tendono a contenere livelli più elevati di acrilammide, quindi cercare di evitare una doratura eccessiva durante la cottura.

Ci sono delle normative in vigore?

Per affrontare le preoccupazioni relative alla formazione di acrilammide negli alimenti, gli organismi di regolamentazione di vari paesi, come l’Unione Europea e gli Stati Uniti, hanno sviluppato linee guida e raccomandazioni per ridurre il consumo di acrilammide. Ad esempio, alcune strategie includono la fissazione di livelli massimi di acrilammide nei prodotti alimentari e l’educazione del pubblico sui rischi associati al suo consumo.

Anche l’industria alimentare sta adottando misure per mitigare la formazione di acrilammide durante la lavorazione degli alimenti. I produttori stanno sviluppando nuove varietà di patate con un ridotto contenuto di zucchero, alterando le tecniche di cottura e utilizzando additivi che possono limitare la formazione di acrilammide.

In conclusione, sebbene l’acrilammide comporti potenziali rischi per la salute, è fondamentale comprendere che i livelli di esposizione sono generalmente inferiori a quelli utilizzati negli studi sugli animali, il che rende incerto l’impatto sulla salute umana. Tuttavia, le persone possono adottare misure preventive, come scegliere metodi di cottura appropriati e seguire le linee guida raccomandate, per ridurre al minimo l’esposizione. La ricerca continua è essenziale per ottenere una comprensione più chiara dell’acrilammide e del suo impatto sulla salute umana.

C’è un piatto molto consumato che non viene percepito come potenzialmente pericoloso: la pizza.

Purtroppo, anche essa non è immune da questo pericolo perchè viene cotta a temperature elevatissime. Cosa si può fare per minimizzare il rischio della presenza di acrilammide nella pizza? Lo puoi sapere leggendo questo articolo pubblicato dal noto sito IL FATTO ALIMENTARE:

Bisfenolo A: ripercussioni sulla salute umana in seguito all’ assunzione a dosi elevate

Bisfenolo A: comprendere la sostanza chimica controversa

Il bisfenolo A (BPA) è un composto chimico ampiamente utilizzato nella produzione di plastica sin dagli anni ’60. Si trova comunemente in oggetti come bottiglie d’acqua, contenitori per alimenti e persino nei rivestimenti dei prodotti in scatola. Tuttavia, negli ultimi decenni, il BPA è stato oggetto di un attento esame a causa dei suoi potenziali effetti negativi sulla salute.

La controversia sul BPA deriva dalla sua capacità di imitare gli estrogeni, un ormone che svolge un ruolo vitale nel corpo umano. Gli studi hanno dimostrato che quando il BPA è presente nel corpo, può legarsi ai recettori degli estrogeni e interferire con l’equilibrio ormonale. Questa interferenza ha sollevato preoccupazioni circa il suo impatto sulla salute riproduttiva, dello sviluppo e metabolica.

Un’area di preoccupazione è il potenziale legame tra l’esposizione al BPA e i problemi di fertilità. Studi sugli animali hanno dimostrato che il BPA può interrompere la normale funzione riproduttiva, portando a una riduzione del numero di spermatozoi, a livelli ormonali alterati e a una diminuzione della fertilità. Sebbene questi studi non siano stati replicati in modo definitivo sugli esseri umani, hanno sollevato notevoli preoccupazioni circa il potenziale impatto sulla fertilità umana.

Un’altra area di preoccupazione è l’effetto del BPA sullo sviluppo del feto e del bambino. Studi sugli animali hanno dimostrato che l’esposizione al BPA durante le fasi critiche dello sviluppo può portare a varie anomalie, come cambiamenti neurologici e comportamentali, disturbi del sistema riproduttivo e persino un aumento del rischio di alcuni tumori. Tuttavia, gli studi sull’uomo hanno prodotto risultati contrastanti, con alcuni che suggeriscono una potenziale associazione tra esposizione al BPA ed esiti avversi sullo sviluppo, mentre altri non hanno mostrato una correlazione significativa.

Inoltre, il BPA è stato implicato nei disordini metabolici, tra cui l’obesità, il diabete e le malattie cardiovascolari. Gli studi hanno collegato l’esposizione al BPA alla resistenza all’insulina, all’alterazione del metabolismo del glucosio e all’aumento del peso corporeo. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire un collegamento definitivo e comprendere i meccanismi attraverso i quali il BPA può contribuire a queste condizioni.

In risposta alle crescenti preoccupazioni, molti paesi, tra cui il Canada, l’Unione Europea e diversi stati degli Stati Uniti, hanno vietato o limitato l’uso del BPA in alcuni prodotti, in particolare quelli destinati all’uso da parte di neonati e bambini piccoli. I produttori hanno anche iniziato a etichettare volontariamente i loro prodotti come “senza BPA” per soddisfare la crescente domanda dei consumatori di alternative più sicure.

Tuttavia, è essenziale notare che alcuni studi di ricerca hanno sostenuto che i rischi per la salute associati al BPA sono stati sopravvalutati. L’American Chemistry Council, un gruppo commerciale industriale, sostiene che i livelli di BPA presenti nei prodotti di consumo sono troppo bassi per causare danni. Sostengono che la maggior parte degli studi condotti sugli animali comportano dosi molto più elevate di quelle a cui sono tipicamente esposti gli esseri umani.

Mentre il dibattito sul BPA continua, è chiaro che esistono legittime preoccupazioni sui suoi potenziali effetti sulla salute. Con l’avanzare della ricerca scientifica, è fondamentale continuare a studiare gli effetti a lungo termine dell’esposizione al BPA e sviluppare alternative più sicure che possano sostituirne l’uso diffuso nei beni di consumo. Nel frattempo, i consumatori possono ridurre la loro esposizione al BPA optando per prodotti privi di BPA, evitando l’uso di contenitori di plastica con codici di riciclaggio 3 e 7 e optando per contenitori di vetro o acciaio inossidabile quando possibile

I cittadini Europei sono esposti a quantità estremamente elevate di bisfenolo A (Bpa), rispetto ai limiti considerati sicuri; ne ha parlato il sito IL FATTO ALIMENTARE nel seguente articolo:

Richiamati integratori di Chlorella e Provolone Valpadana Dop



Il ministero della Salute ha segnalato due nuovi…

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