Devi approntare le etichette dei tuoi prodotti alimentari e non sei sicuro di riportare correttamente le informazioni richieste? Leggi questa guida sull’ etichettatura alimentare; troverai sicuramente consigli utili per non sbagliare.

Come creare l'etichetta di un prodotto alimentare

In questa guida sull’ etichettatura alimentare troverai utili consigli su come creare l’etichetta di un prodotto alimentare a norma di legge, secondo le disposizioni del regolamento UE 1169/2011 che, ricordiamo, si applica ai prodotti alimentari preimballati così definiti all’ articolo 2 del suddetto regolamento:

“ Il prodotto alimentare preimballato è l’unità di vendita destinata a essere presentata come tale al consumatore finale e alle collettività, costituita da un alimento e dall’ imballaggio in cui è stato confezionato prima di essere messo in vendita, avvolta interamente o in parte da tale imballaggio, ma comunque in modo tale che il contenuto non possa essere alterato senza aprire o cambiare l’imballaggio; gli alimenti preimballati NON COMPRENDONO gli alimenti imballati nei luoghi di vendita su richiesta del consumatore o preimballati per la vendita diretta”.

Sono sicuro che dopo aver letto questa guida avrai le idee molto più chiare su come approntare l’ etichetta a norma; tuttavia, se desideri avvalerti della Nostra consulenza, ti ricordo che offriamo il servizio di approntamento delle etichette dei prodotti alimentari.

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Bene! vediamo, ora, come creare correttamente l’ etichetta dei prodotti alimentari preconfezionati; approfondiamo, dunque,  i punti salienti del Regolamento UE 1169/2011

INDICAZIONI DA RIPORTARE OBBLIGATORIAMENTE IN ETICHETTA

 Le indicazioni da riportare obbligatoriamente in etichetta sono:

  1. la denominazione commerciale del prodotto;
  2. l’elenco (in ordine decrescente) degli ingredienti;
  3. la presenza, nell’ alimento, di ingredienti o coadiuvanti tecnologici che provocano allergie o intolleranze alimentari (sono 14 classi di sostanze allergeniche, elencate nell’ Allegato II del regolamento UE 1169/2011);
  4. le quantità di taluni ingredienti o categorie di ingredienti;
  5. la quantità netta dell’alimento;
  6. il termine minimo di conservazione o la data di scadenza;
  7. le condizioni particolari di conservazione e/o le condizioni d’impiego (sia prima dell’ apertura della confezione che dopo);
  8. il nome o la ragione sociale e l’indirizzo dell’operatore del settore alimentare come definito all’articolo 8, paragrafo 1;
  9. il paese d’origine o il luogo di provenienza ove previsto;
  10. le istruzioni per l’uso, nei casi in cui la loro omissione renderebbe difficile un uso adeguato dell’alimento;
  11. per le bevande che contengono più di 1,2 % di alcol in volume, il titolo alcolometrico volumico effettivo;
  12. la dichiarazione nutrizionale;

N.B.

Il regolamento UE 1169/2011 non obbliga a dichiarare lo stabilimento di produzione.

 

INDICAZIONI OBBLIGATORIE AGGIUNTIVE PER CATEGORIE SPECIFICHE DI PRODOTTO

Per categorie specifiche di prodotti, si devono riportare delle dichiarazioni obbligatorie aggiuntive, oltre a quelle sopra descritte: questo aspetto deve essere seriamente preso in considerazione per creare l’ etichetta di un prodotto alimentare a norma di legge.

Ad esempio, nel caso di prodotti confezionati con gas autorizzati allo scopo di aumentare la shelf-life, bisogna aggiungere l’ indicazione “confezionato in atmosfera protettiva”, nel caso di prodotti in cui sono stati aggiunti edulcoranti consentiti bisogna aggiungere l’ indicazione ”con edulcoranti”.

Vi sono molti altri casi in cui bisogna inserire le dichiarazioni aggiuntive; per approfondimenti sull’ argomento rimando all’ Allegato III del Regolamento UE 1169/2011

PRESENTAZIONE DELLE INDICAZIONI OBBLIGATORIE

Le indicazioni obbligatorie devono essere facilmente leggibili ed indelebili. In particolare:

Lo sfondo non deve riportare elementi grafici tali da interferire con la lettura delle informazioni. Capita di vedere delle etichette dove non si riesce a leggere niente perchè le informazioni sono riportate su sfondi con immagini o disegni che ne ostacolano la lettura; in questi casi l’ etichetta non ottempera alle prescrizioni del regolamento UE 1169/2011.

Il colore dello sfondo deve fare da contrasto con il colore dei caratteri (ad esempio: caratteri chiari su fondo scuro o viceversa).

La grandezza dei caratteri deve essere adeguata, l’ altezza della «X» deve essere minimo 1,2 mm oppure 0,9 mm se la superficie maggiore del contenitore è inferiore ad 80 cmq.

Le informazioni relative a: denominazione del prodotto, quantità netta e titolo alcolometrico volumico effettivo devono comparire nello stesso campo visivo.

OMISSIONE DI ALCUNE INDICAZIONI OBBLIGATORIE

Nel caso di imballaggi o contenitori la cui superficie maggiore misura meno di 10 cmq, sono obbligatorie solo le seguenti indicazioni:

  • denominazione del prodotto
  • eventuale presenza di sostanze allergeniche
  • quantità netta
  • termine minimo di conservazione o data di scadenza

La lista degli ingredienti deve essere fornita mediante altri mezzi o messa a disposizione del consumatore su sua richiesta.

Ciò significa che se un consumatore intende acquistare, al negozio o al supermercato, un prodotto preimballato con le caratteristiche sopra descritte, può pretendere di ricevere le informazioni obbligatorie mancanti ed il responsabile del negozio/supermercato, è obbligato a fornirgliele.

DENOMINAZIONE COMMERCIALE DEL PRODOTTO

Spesso la denominazione del prodotto viene considerata di scarsa rilevanza, quasi fosse un optional, al punto tale che si vedono ancora in giro etichette di prodotti che non la riportano per niente. In realtà, il legislatore ha dato grande importanza alla denominazione commerciale e per definirla bisogna attenersi a delle regole ben precise:

REGOLA N° 1

La denominazione dell’alimento è la sua denominazione legale. In mancanza di questa, la denominazione dell’alimento è la sua denominazione usuale; ove non esista o non sia utilizzata una denominazione usuale, è fornita una denominazione descrittiva”.

ESEMPI DI DENOMINAZIONE LEGALE

 “cioccolato fondente”“olio extravergine di oliva”“confettura extra di ciliegie”“nettare di fragole”“Pasta di semola di grano duro”. Per questi prodotti possiamo solo utilizzare le denominazioni legali citate; non è consentito utilizzare altre denominazioni.

ESEMPI DI DENOMINAZIONE USUALE

“Macedonia di frutta”“Insalata di mare”. Per questi prodotti non esiste la denominazione legale e, pertanto, è consentito utilizzare le suddette denominazioni usuali. Non vi è bisogno di utilizzare denominazioni descrittive in quanto tutti sanno cosa è una macedonia di frutta o un’ insalata di mare.

ESEMPI DI DENOMINAZIONE DESCRITTIVA

“Prodotto dolciario da forno farcito con crema pasticcera”” Mix di legumi e cereali essiccati”. Essa si utilizza quando, per il prodotto in questione non esistono nè la denominazione legale, nè la denominazione usuale e vi è bisogno di descrivere con maggiore dettaglio di che prodotto si tratta.

REGOLA N° 2

“ La denominazione dell’alimento non è sostituita con una denominazione protetta come proprietà intellettuale, marchio di fabbrica o denominazione di fantasia“.

Significa che non possiamo, ad esempio, adottare per una crema spalmabile la denominazione “Crema spalmabile tipo Nutella, per un pasticcino la denominazione “Dolce farcito con crema pasticcera e bagnato con liquore Strega”.

REGOLA N° 3

La denominazione dell’alimento è accompagnata  da una indicazione dello specifico trattamento che esso ha subìto (ad esempio «in polvere», «liofilizzato», «surgelato», «concentrato», «affumicato»), nel caso in cui l’omissione di tale informazione potrebbe indurre in errore l’acquirente”.

Ad esempio, una confezione di latte in polvere deve riportare in etichetta il tipo di trattamento che ha subìto; il consumatore deve sapere se sta acquistando un latte in polvere ottenuto con processo di sprayzzazione piuttosto che con un processo di liofilizzazione; nel primo caso l’ indicazione sarà “latte in polvere”; nel secondo caso, l’ indicazione sarà “latte liofilizzato”.

REGOLA N° 4

Nel caso di alimenti che sono stati congelati prima della vendita e sono venduti decongelati, la denominazione dell’alimento è accompagnata dalla designazione «decongelato». Tale obbligo non si applica:

  • agli ingredienti presenti nel prodotto (Ad esempio, uso di succhi congelati per la preparazione di bevande);
  • agli alimenti per i quali il congelamento costituisce una fase tecnologicamente necessaria del processo di produzione (congelamento del latte per fare il latte liofilizzato);
  • agli alimenti sui quali lo scongelamento non produce effetti negativi in termini di sicurezza o qualità (congelamento dei fagioli secchi per inattivare le uova del tonchio)

REGOLA N° 5

Gli alimenti trattati con radiazioni ionizzanti recano una delle seguenti indicazioni: «irradiato» o «trattato con radiazioni ionizzanti» ..omissis…” 

Il trattamento con radiazioni ionizzanti ad alta energia dei prodotti alimentari ha lo scopo di inattivare gli enzimi degradativi e di inibire la proliferazione microbica.

Benchè ritenuto sicuro (se applicato correttamente) ed ammesso per legge, il legislatore ha ritenuto opportuno informare il consumatore della sua applicazione.

REGOLA N° 6

Nel caso di alimenti in cui un componente o un ingrediente che i consumatori presumono sia normalmente utilizzato o naturalmente presente è stato sostituito con un diverso componente o ingrediente, l’etichettatura reca — oltre all’ elenco degli ingredienti — una chiara indicazione del componente o dell’ingrediente utilizzato per la sostituzione parziale o completa in prossimità della denominazione del prodotto e in caratteri la cui parte mediana (altezza della x) è pari ad almeno il 75 % di quella utilizzata per la denominazione del prodotto e comunque di dimensioni non inferiori ad 1,2 mm”

Dunque, non è sufficiente indicare nell’ elenco ingredienti la presenza dell’ ingrediente che ha sostituito l’ ingrediente normalmente presente nell’ alimento ma è necessario darne indicazione anche nella denominazione del prodotto.

Ad esempio, se un produttore decide di aggiungere dell’ olio di palma ad un olio di girasole per aumentare il punto di fumo e, in definitiva, la stabilità alla friggitura, l’ olio di palma deve essere citato non solo nella lista ingredienti ma anche nella denominazione del prodotto con una dicitura del tipo: Olio di girasole con aggiunta di olio di palma.

Tale dicitura non può essere scritta a caratteri piccoli, bensì, i caratteri devono avere una dimensione pari ad almeno il 75% della dimensione utilizzata per i caratteri delle denominazione del prodotto e, in ogni caso, l’ altezza della “x” non deve essere inferiore a 1,2 mm

ALTRE REGOLE

Altre regole riguardano le carni e le preparazioni a base di carne e di prodotti della pesca, le carni macinate, i budelli utilizzati per la preparazione dei salumi, ecc. Alcuni esempi:

  • L’ indicazione della presenza di proteine aggiunte;
  • L’ eventuale aggiunta di acqua, in quantità superiori al 5% del peso del prodotto;
  • La dicitura «carne ricomposta» o «pesce ricomposto» se la preparazione è ottenuta unendo diverse parti delle carcasse, anche facendo uso di additivi;
  • Nel caso degli insaccati bisogna specificare il tipo di budello: «budello naturale, commestibile», «budello non commestibile»;

Per approfondire gli aspetti riguardanti le indicazioni obbligatorie che devono accompagnare la denominazione del prodotto consiglio di consultare l’ Allegato VI del regolamento UE 1169/2011

CASI DI OMISSIONE TOTALE O PARZIALE DEGLI INGREDIENTI

OMISSIONE DELL’ ELENCO DEGLI INGREDIENTI

Vi sono dei casi in cui non vi è l’ obbligo di dichiarare gli ingredienti. Vediamoli:

  • gli ortofrutticoli freschi, comprese le patate, che non sono stati sbucciati o tagliati o che non hanno subito trattamenti analoghi;
  • le acque gassificate dalla cui descrizione risulti tale caratteristica (Ad esempio: addizionata con anidride carbonica);
  • gli aceti di fermentazione provenienti esclusivamente da un solo prodotto di base, purché non siano stati aggiunti altri ingredienti (nella denominazione va comunque specificata la materia prima di provenienza, ad esempio: “aceto di vino bianco”, “aceto di mele”, ecc.);
  • i formaggi, il burro, il latte e le creme di latte fermentati, purché non siano stati aggiunti: ingredienti diversi dai prodotti derivati dal latte, enzimi alimentari e colture di microrganismi necessari alla fabbricazione (dunque, nel caso dello yogurt è obbligatorio specificare l’ aggiunta di Lactobacillus bulgaricus e di Streptococcus Termophilus);
  • alimenti che comprendono un solo ingrediente a condizione che la denominazione dell’alimento sia identica alla denominazione dell’ingrediente oppure consenta di determinare chiaramente la natura dell’ingrediente (ad esempio: latte);

OMISSIONE DEI COSTITUENTI DI UN INGREDIENTE DALL’ ELENCO DEGLI INGREDIENTI

Nell’ approntare la lista ingredienti dobbiamo tenere conto degli ingredienti costituiti a loro volta da piu’ ingredienti, additivi, coloranti, aromi, ecc. (ad esempio: miglioratori di panificazione, basi per gelati, semilavorati per pasticceria).

In questi casi, nella lista ingredienti bisogna aprire una parentesi ed elencare i singoli ingredienti. Vi sono, però, dei casi in cui è possibile ometterne la dichiarazione; ovviamente, fanno eccezione le sostanze allergeniche.

Vediamo quali sono questi casi:

  • Costituenti di un ingrediente che sono stati temporaneamente separati durante il processo di fabbricazione e successivamente reintrodotti in quantità non superiore alla proporzione iniziale.Ad esempio, nella produzione del latte pastorizzato alcune aziende separano la frazione grassa, pastorizzano separatamente la frazione grassa e la frazione non grassa per ottenere % di abbattimento della carica microbica piu’ elevate, dopo di che rimettono assieme le due fasi. Ebbene, in questo caso non si va dichiarare in etichetta INGREDIENTI: latte scremato, panna.
  • Gli additivi e gli enzimi alimentari la cui presenza in un determinato alimento è dovuta unicamente al fatto che erano contenuti in uno o più ingredienti di tale alimento, purché non svolgano una funzione tecnologica nel prodotto finito; oppure che sono utilizzati come coadiuvanti tecnologici. Ad esempio:

Se per la realizzazione di un nettare di frutta utilizziamo una purea di frutta alla quale è stato aggiunto il sorbato di potassio a scopo conservativo, non vi è l’ obbligo di dichiararlo perchè non ha nessuna funzione specifica nel prodotto finito; infatti, il prodotto viene trattato termicamente e il sorbato di potassio non ha più la sua originaria funzione conservativa.

Se utilizziamo uno staccante (coadiuvante tecnologico), contenente lecitina di girasole come emulsionante, per favorire il distacco di un prodotto da forno dalle teglie dopo la cottura, quest’ ultima non va dichiarata. Diversamente, se viene utilizzata lecitina di soia, va dichiarata perchè la soia è un allergene.

  • I supporti e le sostanze che non sono additivi alimentari, ma sono utilizzati  nelle dosi strettamente necessarie (es: amidi che supportano gli aromi);
  • L’acqua, quando è utilizzata, nel corso del processo di fabbricazione, solo per consentire la ricostituzione di un ingrediente utilizzato sotto forma concentrata o disidratata o nel caso di un liquido di copertura che non è normalmente consumato. Ad esempio, se, per la formulazione del prodotto utilizziamo la cipolla disidratata che, prima dell’ utilizzo viene ricostituita con acqua, nella lista ingredienti comparirà l’ ingrediente “cipolla” (e non “cipolla disidratata”) ma non comparirà l’ ingrediente “acqua”

DICHIARAZIONE DELLE SOSTANZE ALLERGENICHE

Le sostanze o prodotti che provocano allergie o intolleranze alimentari sono quelle riportate nell’ Allegato II del Regolamento UE 1169/2011 e di seguito elencate:

1.Cereali contenenti glutine: grano, segale, orzo, avena, farro, kamut o i loro ceppi ibridati e prodotti derivati, tranne: a) sciroppi di glucosio a base di grano, incluso destrosio……….omissis.

2.Crostacei e prodotti a base di crostacei.

3.Uova e prodotti a base di uova.

4.Pesce e prodotti a base di pesce, tranne: a) gelatina di pesce utilizzata come supporto………omissis.

5.Arachidi e prodotti a base di arachidi.

6.Soia e prodotti a base di soia, tranne: a) olio e grasso di soia raffinato; b) tocoferoli misti naturali (E306)……..omissis.

7.Latte e prodotti a base di latte (incluso lattosio), tranne: a) siero di latte utilizzato per …………omissis.
8.Frutta a guscio, vale a dire: mandorle (Amygdalus communis L.), nocciole (Corylus avellana), noci (Juglans regia), noci di acagiù (Anacardium occidentale), noci di pecan [Carya illinoinensis (Wangenh.) K. Koch], noci del Brasile (Bertholletia excelsa), pistacchi (Pistacia vera), noci macadamia o noci del Queensland (Macadamia ternifolia), e i loro prodotti, tranne per la frutta a guscio utilizzata per la fabbricazione di distillati alcolici, incluso l’alcol etilico di origine agricola.

9.Sedano e prodotti a base di sedano.

10.Senape e prodotti a base di senape.

11.Semi di sesamo e prodotti a base di semi di sesamo.

12.Anidride solforosa e solfiti in concentrazioni superiori a 10 mg/kg o 10 mg/litro in termini di SO2 totale da calcolarsi per i prodotti così come proposti pronti al consumo o ricostituiti conformemente alle istruzioni dei fabbricanti.

13.Lupini e prodotti a base di lupini.

14.Molluschi e prodotti a base di molluschi.

Le suddette sostanze allergeniche devono essere evidenziate in etichetta attenendosi alle regole di seguito riportate:

Gli ingredienti che possono provocare allergie ed intolleranze alimentari devono essere evidenziati con la stessa denominazione riportata nel suddetto Allegato II del regolamento UE 1169/2011 e con carattere chiaramente distinto dagli altri ingredienti elencati, per esempio per dimensioni, stile o colore di sfondo. Io, ad esempio, utilizzo il carattere MAIUSCOLO per identificare gli ingredienti allergeni e ne spiego il significato con la seguente dicitura che riporto sotto la lista ingredienti: “Gli ingredienti riportati in MAIUSCOLO possono provocare allergie o intolleranze alimentari in individui sensibili”.

In mancanza di un elenco degli ingredienti, bisogna scrivere: CONTIENE ….(NOME DELL’ INGREDIENTE FIGURANTE NELL’ ALLEGATO II). Ad esempio, se confezioniamo funghi secchi o vino trattati con solfiti, siccome in etichetta non comparirà una lista ingredienti, bisognerà scrivere: “CONTIENE SOLFITI”.

Se piu’ ingredienti  contengono la medesima sostanza allergenica, essa deve essere indicata per ognuno di essi. Si è portati a pensare “L’ ho dichiarato una volta, è inutile dichiararlo di nuovo”. Invece non è così.

Se la denominazione del prodotto fa riferimento alla sostanza allergenica, non vi sono altri obblighi di dichiarazione. Ad esempio, la denominazione del prodotto è “LATTE FRESCO PASTORIZZATO”, “UOVA”. In questi casi è superfluo specificare: “Contiene LATTE, oppure, “Contiene UOVA”.

DICHIARAZIONE QUANTITATIVA DEGLI INGREDIENTI (QUID)

L’ INDICAZIONE IN ETICHETTA DELLA QUANTITA’ DI UN INGREDIENTE O DI UNA CATEGORIA DI INGREDIENTI E’ RICHIESTA NEI SEGUENTI CASI:

CASO 1: ingrediente caratterizzante che compare nella denominazione del prodotto

Quando l’ ingrediente compare nella denominazione del prodotto oppure è associato dal consumatore alla denominazione del prodotto. Se nella denominazione del prodotto figurano piu’ di un ingrediente caratterizzanti, bisogna specificare la % per ognuno di essi. Ad esempio, se la denominazione del prodotto è: “Torta farcita con ricotta e pere”,  bisogna specificare sia la % della ricotta che la % delle pere.

CASO 2: ingrediente caratterizzante che non compare nella denominazione del prodotto ma è comunque evidenziato in etichetta per mezzo di parole e/o di immagini

Quando l’ ingrediente è evidenziato in etichetta (anche se non compare nella denominazione del prodotto) mediante parole (ad esempio:  tonno con olive,  biscotti con nocciole), è necessario indicare la % dell’ ingrediente caratterizzante (in questi casi è necessario dichiarare la % di olive e la % di nocciole).

Analogamente, quando è evidenziato mediante immagini, ad esempio,  un’ insalata di mare sulla cui etichetta vi è un’ immagine o un’ illustrazione, che raffigura soltanto alcuni dei frutti di mare utilizzati, magari i più pregiati,  bisogna indicare il QUID per le speci raffigurate. Tuttavia, la disposizione non si applica se l’ immagine rappresenta il prodotto offerto in vendita, oppure se ha lo scopo di suggerire come servirlo, o, ancora, se rappresenta tutti gli ingredienti del prodotto senza evidenziarne uno in particolare.

CASO 3: Quando la % dell’ ingrediente è essenziale per caratterizzare un determinato prodotto alimentare e per distinguerlo dai prodotti alimentari con i quali può essere confuso a causa della sua denominazione o del suo aspetto

La gamma di prodotti alimentari che rientrano in questa categoria è piuttosto limitata perchè la disposizione riguarda prodotti la cui composizione può differire nettamente da uno Stato membro a un altro, anche se sono commercializzati con la stessa denominazione. I casi individuati fino ad ora dagli esperti degli Stati Membri sono la maionese ed il marzapane.

MODALITA’ DI ESPRESSIONE DEL QUID

Di norma, l’ indicazione della quantità dell’ ingrediente o  della categoria di ingredienti è espressa in percentuale rispetto al totale ingredienti utilizzati in ricetta; tuttavia, vi  sono dei casi particolari in cui la % degli ingredienti viene espressa in modo differente. Vediamoli:

PRODOTTI ALIMENTARI CHE SUBISCONO UN CALO PESO  DOVUTO AL PROCESSO PRODUTTIVO MA CON QUID INGREDIENTE INFERIORE AL 100%

E’  il caso, ad esempio, dei prodotti da forno, dove, in seguito alla cottura si ha l’ evaporazione di una notevole quantità di acqua e, pertanto, si verifica un notevole calo peso. In questo caso la %  dell’ ingrediente, ove richiesta, viene calcolata rispetto al prodotto finito. Se, ad esempio, dobbiamo implementare l’ etichetta per dei biscotti al burro, dove il burro è l’ ingrediente caratterizzante ed è presente nella seguente ricetta:

Farina: 100 kg   (50%)
Zucchero: 40 kg   (20%)
Burro: 50 kg   (25%)
Uova: 10 kg   (5%)

TOTALE INGREDIENTI = 200 kg

Il peso totale degli ingredienti è di 200 kg, ma, se in seguito alla cottura in forno otteniamo 160 kg di prodotto finito; il QUID per il burro sarà:  (50/160)*100 = 31,3 %

PRODOTTI ALIMENTARI CHE SUBISCONO UN CALO PESO  DOVUTO AL PROCESSO PRODUTTIVO CON QUID INGREDIENTE SUPERIORE AL 100%

Taluni prodotti alimentari che subiscono un sensibile calo peso nel corso del processo di produzione ed immagazzinamento possono avere un QUID dell’ ingrediente caratterizzante, calcolato rispetto al peso del prodotto finito, superiore al 100%; è il caso delle confetture e del salame, ad esempio.

Ambedue le tipologie di prodotto hanno una % dell’ ingrediente caratterizzante (calcolata rispetto al prodotto finito) superiore al 100% come conseguenza del calo peso dovuto alla evaporazione dell’ acqua in fase di produzione (nel caso delle confetture) oppure in fase di stagionatura (nel caso del salame).  Riportiamo l’ esempio di una confettura di albicocca preparata utilizzando la seguente ricetta:

Albicocche: 76 kg

Zucchero:19 kg

Succo di limone: 5 kg

Il peso totale degli ingredienti è di 100 kg ma supponiamo che dopo la cottura della frutta, il peso diventi 50 kg; in questo caso, il QUID per l’ albicocca (ingrediente caratterizzante), sarà: (76/50)*100 = 152 Kg di albicocca/100 Kg di prodotto finito.

In questi casi, il QUID deve essere espresso sotto un’ altra forma, tipo: ” ALBICOCCHE UTILIZZATE PER 100g DI PRODOTTO FINITO: 152g “; per il salame scriveremo, ad esempio: ” PER LA PREPARAZIONE DI 100g DI SALAME SONO STATI UTILIZZATI …g DI CARNE SUINA”                                                                                                                               

INGREDIENTI CARATTERIZZANTI VOLATILI

La quantità degli ingredienti volatili aggiunti al momento della preparazione deve essere calcolata rispetto al peso del  prodotto finito. Esempio: il brandy aggiunto all’ impasto di una torta che poi viene cotta nel forno. Sappiamo benissimo che l’ alcol è volatile in quanto bolle a circa 78 °C ; quando la torta  va nel forno, l’ alcol è il primo ad evaporare (prima dell’ acqua).

Quanto ne rimane nel prodotto finito? E’ una domanda lecita, anche perchè il dato è importante ai fini del calcolo dei valori nutrizionali visto che 1 grammo di alcol fornisce 7 kcal. Molto probabilmente non ne rimane, ma in altri casi (ad esempio il babà bagnato con rhum) si potrebbe avere una perdita parziale per semplice esposizione all’ ambiente. In questo caso, il rhum rimasto va espresso in % sul prodotto finito.

INGREDIENTI UTILIZZATI SOTTO FORMA CONCENTRATA O DISIDRATATA

Se dobbiamo predisporre l’ etichetta per un prodotto alimentare concentrato o disidratato che deve essere ricostituito dal consumatore mediante l’aggiunta di acqua, la % degli ingredienti caratterizzanti può essere calcolata sul prodotto ricostituito, purché l’elenco degli ingredienti sia accompagnato da diciture quali “ingredienti del prodotto ricostituito” o “ingredienti del prodotto pronto al consumo”.                                             

DOVE RIPORTARE IL QUID

Nel caso di prodotti alimentari che sono esentati dalla dichiarazione dell’ elenco ingredienti (vedasi Art. 19 del Regolamento UE 1169/2011), il QUID deve essere indicato nella denominazione del prodotto o immediatamente accanto. Nel caso di prodotti alimentari per i quali è previsto l’ obbligo dell’ elenco ingredienti, invece, il QUID può essere riportato sia nella denominazione del prodotto (o immediatamente accanto), sia nella lista degli ingredienti, tra parentesi, dopo l’ingrediente  in questione.

CASI DI ESENZIONE

L’ obbligo di riportare la % degli ingredienti non si applica nei seguenti casi:

  • Prodotti alimentari costituiti da un solo ingrediente (è evidente che in questo caso la % sarà 100).
  • Tutti i casi di esenzione previsti dall’ allegato VIII del regolamento UE 1169/2011
  • Prodotti alimentari non preconfezionati che, ricordiamo, sono gli alimenti offerti in vendita allo stato sfuso oppure imballati sui luoghi di vendita in presenza e su richiesta dell’ acquirente o, ancora, imballati per la vendita diretta in punto vendita annesso al laboratorio di produzione;
  • Costituenti naturalmente presenti nel prodotto alimentare che non siano stati aggiunti intenzionalmente (ad esempio, vitamine e sali minerali naturalmente presenti, la caffeina che è naturalmente presente nel caffè).

Per approfondimenti sull’ argomento consiglio di consultare la Comunicazione della Commissione Europea e il Regolamento UE 1169/2011 (Art. 22 ed Allegato VIII)

INDICAZIONE DELLA QUANTITA’ NETTA

I DIVERSI MODI DI ESPRIMERE LA QUANTITA’ NETTA

La quantità netta di un alimento è espressa in litri, centilitri, millilitri (per i liquidi) e in grammi o chilogrammi per i solidi. Vi sono delle regole ben precise da rispettare per quanto riguarda l’ espressione della quantità netta. Vediamole:

CASO 1: Preimballaggio costituito da 2 o più preimballaggi individuali contenenti la stessa quantità di prodotto

Quando un preimballaggio è costituito da due o più preimballaggi individuali contenenti la stessa quantità dello stesso prodotto, l’indicazione della quantità netta è data indicando la quantità netta contenuta in ciascun imballaggio individuale e il loro numero totale. Tali indicazioni non sono tuttavia obbligatorie quando il numero totale degli imballaggi individuali può essere chiaramente visto e facilmente contato dall’esterno e quando almeno un’indicazione della quantità netta contenuta in ciascun imballaggio individuale può essere chiaramente vista dall’esterno.

Supponiamo di avere una vaschetta chiusa con imballo NON trasparente contenente 6 merendine  di 50 grammi/cad. a loro volta confezionate singolarmente. In questo caso, il numero delle confezioni monodose presenti all’ interno della vaschetta non è visibile dall’ esterno e il peso netto va espresso così: PESO NETTO: 300g (6 x 50g).

Ma se l’ imballo che racchiude la vaschetta esterna è trasparente ed è quindi possibile contare il numero di confezioni individuali in essa contenute e, in definitiva, è possibile leggere il peso netto riportato sulla singola confezione, il peso netto viene semplicemente espresso così: PESO NETTO: 300g

CASO 2: Alimento solido confezionato in un liquido di copertura

Quando un alimento solido è presentato in un liquido di copertura, deve essere indicato anche il peso netto sgocciolato di questo alimento. Per «liquido di copertura» si intendono: acqua, salamoia, soluzioni acquose di acidi alimentari, aceto, soluzioni acquose di zuccheri o di altre sostanze edulcoranti. Il liquido deve essere soltanto un accessorio rispetto agli elementi essenziali della preparazione in questione e non deve, pertanto, essere decisivo per l’acquisto.

Esempi: FAGIOLI AL NATURALE, SOTTACETI, FRUTTA SCIROPPATA; in tutti questi casi bisogna indicare sia il peso netto della confezione, sia il peso sgocciolato, cioè, il peso del prodotto dopo che è stato tolto il liquido di ricopertura.

Viceversa, in un prodotto sott’ olio non vi è l’ obbligo di riportare il peso sgocciolato in quanto si ritiene che l’ olio non abbia solo la funzione di copertura, bensì, è parte integrante del prodotto. Per intenderci, l’ olio non viene buttato ma utilizzato come vero e proprio condimento.

CASO 3: prodotti glassati

Quando l’alimento è stato glassato (es. pesce congelato in cui viene nebulizzata acqua che, successivamente congela), il peso netto indicato dell’alimento non include la glassa.

In questo caso il peso netto che si trova dichiarato sulla confezione si riferisce al prodotto senza l’ acqua nebulizzata sopra al prodotto.

CASI DI OMISSIONE DELLA QUANTITA’ NETTA

Nei seguenti  casi è possibile omettere la quantità netta:

Prodotti che sono soggetti a notevoli perdite del loro volume o della loro massa e che sono venduti a pezzo o sono pesati davanti all’ acquirente;

Prodotti la cui quantità netta è inferiore a 5 g o 5 ml; questa disposizione non si applica tuttavia nel caso delle spezie e delle piante aromatiche;

Prodotti  che sono comunemente venduti a pezzo, a condizione che il numero dei pezzi possa chiaramente essere visto e facilmente contato dall’esterno o che sia indicato in etichetta.

TERMINE MINIMO DI CONSERVAZIONE (TMC), DATA DI SCADENZA, DATA DI CONGELAMENTO

TERMINE MINIMO DI CONSERVAZIONE (TMC)

Il TMC (termine minimo di conservazione) è il tempo durante il quale il prodotto mantiene pressocchè inalterate le sue caratteristiche organolettiche, chimiche fisiche e microbiologiche.

Non è, dunque, una data di scadenza tassativa e il prodotto si può consumare anche dopo tale termine.  Vi sono diversi casi di modalità di espressione del TMC, vediamoli:

TMC uguale o inferiore a 3 mesi

La data è espressa in giorno/mese/anno ed è preceduta dalla dicitura: «da consumarsi preferibilmente entro il …»

TMC compreso tra 3 mesi e 18 mesi

La data è espressa in mese/anno ed è preceduta dalla dicitura: «da consumarsi preferibilmente entro fine …»

TMC superiore a 18 mesi

La data è espressa con il solo anno ed è preceduta dalla dicitura: «da consumarsi preferibilmente entro fine …»

Se la data è riportata in un campo visivo differente da quello in cui sono riportate le suddette diciture, allora bisogna indicare il punto della confezione in cui essa è riportata.

Ad esempio, se la data viene riportata  sul tappo della bottiglia, si scriverà: “VEDI TAPPO”, se è riportata sul fondo del barattolo in banda stagnata si scriverà: “VEDI FONDO DELLA SCATOLA”, ecc.

CASI DI OMISSIONE DEL TMC

L’ indicazione del termine minimo di conservazione non è richiesta per i seguenti prodotti:

  • ortofrutticoli freschi, comprese le patate, che non sono stati sbucciati o tagliati o che non hanno subito trattamenti analoghi; questa deroga non si applica ai semi germinali e prodotti analoghi quali i germogli di leguminose.
  • vini, vini liquorosi, vini spumanti, vini aromatizzati e prodotti simili.
  • bevande con un contenuto di alcol pari o superiore al 10 % in volume
  • prodotti della panetteria e della pasticceria che, per loro natura, sono normalmente consumati entro le ventiquattro ore successive alla fabbricazione
  • aceti, sale da cucina, zuccheri allo stato solido.
  • prodotti di confetteria consistenti quasi unicamente in zuccheri aromatizzati e/o colorati.
  • gomme da masticare e prodotti analoghi.

DATA DI SCADENZA

La data di scadenza è preceduta dal termine «da consumare entro …»; eventualmente bisogna indicare il punto in cui essa è apposta sull’ etichetta. La data comprende, nell’ordine e in forma chiara, il giorno, il mese ed eventualmente l’anno (facoltativo) ed è indicata su ogni singola porzione preconfezionata.

La data di scadenza viene utilizzata per i prodotti deperibili ed è tassativa, nel senso che il prodotto va consumato tassativamente entro la data indicata sulla confezione.

DATA DI CONGELAMENTO

Per le carni, preparazioni a base di carne, pesce congelati, la data di congelamento o la data di primo congelamento è preceduta dall’espressione «Congelato il …» seguita dalla data stessa, oppure dall’indicazione del punto in cui essa è indicata sull’etichetta. La data comprende, nell’ordine e in forma chiara, il giorno, il mese e l’anno.

CONDIZIONI DI CONSERVAZIONE E DI UTILIZZO

Il regolamento UE 1169/2011, all’ articolo 25 dice che:

Per gli alimenti che richiedono condizioni particolari di conservazione; tali condizioni devono essere indicate.

PRIMA DELL’ APERTURA DELLA CONFEZIONE

Esse possono essere: “conservare in luogo fresco e asciutto, lontano da fonti luminose” oppure: “conservare in frigorifero a max 5 °C” o, ancora, “conservare in freezer a max -18 °C

DOPO L’ APERTURA DELLA CONFEZIONE

Per consentire una conservazione o un uso adeguato degli alimenti dopo l’apertura della confezione, devono essere indicate le condizioni di conservazione e/o il periodo di consumo, se del caso (quindi, non c’è l’ obbligo, se si reputa che le condizioni di conservazione non cambino dopo l’ apertura della confezione).

Le condizioni di conservazione da adottare dopo l’ apertura della confezione sono importanti specie se si tratta di prodotti deperibili. Se ho un prodotto deperibile sterilizzato che, pertanto, si conserva bene a temperatura ambiente, nel momento in cui apro la confezione devo inevitabilmente conservarlo in frigorifero e per un tempo limitato che indicherò in etichetta.

MODALITA’ DI UTILIZZO

Se necessario, devono essere riportate le istruzioni per l’uso del prodotto; tuttavia, esse non sono obbligatorie.

Mi viene in mente come esempio il mais per pop corn confezionato in buste alluminate che bisogna mettere nel forno a microonde per farlo scoppiare; in questo caso, in mancanza di “istruzioni per l’ uso” il consumatore resta disorientato perchè non sa esattamente come utilizzare il prodotto.

PAESE DI ORIGINE O LUOGO DI PROVENIENZA

L’ indicazione del paese di origine o luogo di provenienza è obbligatoria nei seguenti casi:

CASO 1: Quando l’omissione di tale indicazione può indurre in errore il consumatore in merito al paese d’origine o al luogo di provenienza reali dell’alimento.

Ad esempio, un produttore di un Paese dell’ UE diverso dall’ Italia decide di realizzare un prodotto che evoca (per forma, presentazione, ingredienti) un prodotto tipico italiano, ad esempio, il Panettone. A parte il fatto che non lo può denominare “Panettone”, deve indicare OBBLIGATORIAMENTE il Paese di produzione, onde evitare che il consumatore possa pensare che si tratti di un Panettone e che, pertanto, sia stato prodotto in Italia.

CASO 2: Per le seguenti tipologie di carni fresche, refrigerate o congelate: 

carni suine

carni ovine e caprine

carni di volatili (galli, galline, anatre, oche, tacchini, faraone)

 

Per le carni bovine  l’obbligo non è menzionato nel regolamento UE 1169-2011 perchè esiste già in virtu’ di una normativa specifica.

L’indicazione “ORIGINE ITALIA” può essere utilizzata solo se l’animale è nato, allevato e macellato in Italia.

L’ indicazione «ALLEVATO IN ITALIA» può essere utilizzata:

Per i SUINI, nei seguenti casi:

  • viene macellato oltre i 6 mesi ed ha trascorso almeno gli ultimi 4 mesi in Italia;
  • è entrato in Italia ad un peso  <30 kg e viene macellato ad un peso  >80 kg;
  • viene macellato ad un peso <80 kg ma ha trascorso l’intero periodo di allevamento in Italia.

Per OVI-CAPRINI, nei seguenti casi:

  • ha trascorso almeno gli ultimi 6 mesi in Italia;
  • viene macellato sotto i 6 mesi ed ha trascorso l’intero periodo di allevamento in Italia.

Per il POLLAME nei seguenti casi:

  • ha trascorso almeno l’ultimo mese in Italia;
  • viene macellato sotto 1 mese di età ed ha trascorso l’intero periodo di ingrasso in Italia

CASO 3: ingrediente caratterizzante

Quando viene indicato in etichetta il paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ alimento, bisogna indicare anche il paese di origine o il luogo di provenienza  del suo ingrediente primario, se diverso da quello dell’ alimento……….”.

Per ingrediente primario si intende  l’ingrediente del prodotto alimentare presente in quantità superiore al 50% (criterio quantitativo) oppure, l’ ingrediente caratterizzante (criterio qualitativo)

Ad esempio: Se un prosciutto presentato come “made in italy” viene prodotto utilizzando cosce di maiale proveniente da altri Paesi, bisogna indicare in etichetta l’ origine delle cosce di maiale; analogamente bisogna indicare in etichetta il Paese di provenienza della semola utilizzata per la produzione della pasta presentata come “made in Italy”, qualora essa non sia di provenienza italiana, con una dicitura, da riportare in etichetta, con caratteri uguali (anche come dimensione) a quelli utilizzati per la dichiarazione d’origine del prodotto: “prodotto in…….. con materia prima di origine/di provenienza …”,

CASO 4: prodotti non trasformati e prodotti costituiti da un unico ingrediente

L’ indicazione del paese di origine è obbligatoria anche per:

prodotti non trasformati. Ad esempio, frutta e verdura.

prodotti costituiti da un unico ingrediente. Ad esempio: Burro, Vino, Olio, ecc.

TITOLO ALCOLOMETRICO

Il titolo alcolometrico volumico effettivo è obbligatorio per i prodotti con contenuto alcolico superiore all’ 1,2 % in volume.

Per le bevande  è indicato da una cifra con non più di un decimale seguita dal simbolo «% vol.» e può essere preceduta dal termine «alcol» o dall’abbreviazione «alc.».

Esso viene determinato a 20 °C. Le tolleranze consentite, positive o negative, possono essere differenti a seconda del valore e del prodotto e tengono conto delle tolleranze risultanti dal metodo d’analisi utilizzato per la determinazione.

Per l’ approfondimento sulle tolleranze ammesse per la % di alcol si rimanda all’ Allegato  XII del regolamento UE 1169/2011

DICHIARAZIONE NUTRIZIONALE

DICHIARAZIONE NUTRIZIONALE OBBLIGATORIA

La dichiarazione nutrizionale obbligatoria deve riportare le indicazioni seguenti:

  • il valore energetico
  • grassi
  • acidi grassi saturi
  • carboidrati
  • zuccheri
  • proteine
  • sale

Accanto alla tabella dei valori nutrizionali può essere riportata una dicitura indicante che il contenuto di sale è dovuto esclusivamente al sodio naturalmente presente nel prodotto se non vi è sale aggiunto.

DICHIARAZIONE NUTRIZIONALE FACOLTATIVA

La dichiarazione nutrizionale obbligatoria può essere integrata con l’indicazione delle quantità di uno o più dei seguenti elementi:

  • acidi grassi monoinsaturi
  • acidi grassi polinsaturi
  • polioli
  • amido
  • fibre
  • determinati sali minerali o vitamine se presenti in quantità significativa (15 % dei valori nutritivi di riferimento; 7,5 % nel caso delle bevande)

DICHIARAZIONE NUTRIZIONALE DI VITAMINE E SALI MINERALI 

Le vitamine ed i sali minerali possono essere riportati solamente se presenti in quantità significative, cioè se il quantitativo è uguale o superiore al 15% (7,5% nel caso delle bevande) del fabbisogno giornaliero. Le vitamine e i sali minerali che si possono riportare in etichetta e i relativi fabbisogni giornalieri per individui adulti (con unità di misura e valori che seguono il nome della vitamina/sale minerale) sono i seguenti:

VITAMINE CHE SI POSSONO DICHIARARE

VITAMINAUNITA’ DI MISURAFABBISOGNO GIORNALIERO15%7,5%
Vitamina A microgrammi80012060
Vitamina D microgrammi510,5
Vitamina E mg1221
Vitamina K microgrammi75126
Vitamina C mg80126
Tiamina  (mg) 1,1mg1,10,20,1
Riboflavina (mg) 1,4mg1,40,20,1
Niacina mg162,51,3
Vitamina B6 (mg) 1,4mg1,40,20,1
Acido folico (μg) 200microgrammi2003015
Vitamina B12 (μg) 2,5microgrammi2,50,50,3
Biotina microgrammi507,54
Acido pantotenico (mg) 6mg610,5

SALI MINERALI CHE SI POSSONO DICHIARARE

SALE MINERALEUNITA’ DI MISURAFABBISOGNO GIORNALIERO15%7,5%
Potassiomg2000300150
Cloruro mg80012060
Calciomg80012060
Fosforomg70010553
Magnesiomg3755628
Ferromg1474
Zincomg101,51
Ramemg10,20,1
Manganese mg20,30,2
Fluoro mg3,50,50,3
Selenio microgrammi5584
Cromo microgrammi4063
Molibdenomicrogrammi5084
Iodio microgrammi1502211

Se si decide di riportare il contenuto di vitamine o di sali minerali (qualora essi siano presenti in quantità superiori al 15% del fabbisogno) nella tabella dei valori nutrizionali bisogna inserire una colonna in cui vengono riportate le % rispetto al fabbisogno giornaliero e, in cima alla colonna, la dicitura: “Assunzioni di riferimento per un adulto medio (8400kj/2000kcal)”

Tuttavia, le % rispetto ai valori di riferimento non sono obbligatorie per le indicazioni obbligatorie (grassi, proteine, carboidrati, ecc.)

CONSUMI DI RIFERIMENTO DEGLI ELEMENTI NUTRITIVI OBBLIGATORI

I fabbisogni giornalieri per un individuo adulto riferiti agli elementi nutritivi da riportare obbligatoriamente sono i seguenti:

  • Energia    8400 kJ/2000 kcal
  • Grassi totali    70 g
  • Acidi grassi saturi    20 g
  • Carboidrati    260 g
  • Zuccheri    90 g
  • Proteine    50 g
  • Sale    6 g

CALCOLO DEI VALORI NUTRIZIONALI

I valori nutrizionali vengono calcolati mediante  coefficienti di conversione e si riferiscono a 100 grammi di alimento così com’è venduto. Eventualmente possono riguardare l’alimento pronto per il consumo, a condizione che le modalità di preparazione siano descritte in modo sufficientemente particolareggiato.

Come esempio, riporto la tabella dei valori  nutrizionali  nella quale sono riportati sia i valori nutrizionali riferiti al prodotto così come viene venduto, sia i valori nutrizionali del prodotto preparato secondo la ricetta descritta in etichetta:

MODALITA’ DI DETERMINAZIONE DEI VALORI NUTRIZIONALI (Regolamento UE 1169/2011, Art. 31)

I valori dichiarati sono valori medi stabiliti, a seconda dei casi, sulla base di:

ANALISI CHIMICA DEL PRODOTTO EFFETTUATA IN LABORATORIO

(Porto un  campione di prodotto in laboratorio e faccio fare l’ analisi)

CALCOLO EFFETTUATO A PARTIRE DAI VALORI NOTI O EFFETTIVI DEGLI INGREDIENTI

(Faccio riferimento a valori nutrizionali noti, determinati in laboratorio, dei singoli ingredienti che costituiscono la ricetta)

CALCOLO EFFETTUATO A PARTIRE DA DATI GENERALMENTE STABILITI ED ACCETTATI

(Faccio riferimento ai valori nutrizionali degli ingredienti che reperisco nei database ufficiali)

Ne approfitto per informarti che abbiamo messo a punto un programma per il calcolo dei valori nutrizionali in vendita online tramite questo sito.

Il programma sta dando buoni risultati di vendita perchè è veramente ottimo: supercollaudato, semplice ed intuitivo nell’ utilizzo ed economico.

Ti consiglio di darci un’ occhiata e, eventualmente, di valutarne l’ acquisto.

QUI TROVI TUTTE LE INFORMAZIONI RIGUARDANTI IL PROGRAMMA PER IL CALCOLO DEI VALORI NUTRIZIONALI

COEFFICIENTI DI CONVERSIONE

Per il calcolo dell’ energia bisogna tenere conto dei coefficienti di conversione di ogni singolo elemento nutritivo riferiti ad 1 grammo:

carboidrati:    17 kJ (4 kcal)

polioli(*):       10 kJ (2,4 kcal)

proteine:        17 kJ (4 kcal)

grassi:            37 kJ (9 kcal)

salatrim(*):    25 kj (6 kcal)

alcol etilico(*):        29 kJ (7 kcal)

acidi organici(*):    13 kJ (3 kcal)

fibre(*):          8 kJ (2 kcal)

eritritolo(*):   0 kj (0 kcal)

I parametri nutrizionali con asterisco(*) sono facoltativi

Cosa è il SALATRIM ?

E’ l’ acronimo di: Short And Long chain Acyl TRIglyceride Molecule (Molecola di trigliceridi acilici a catena corta e lunga)

 E’ un ingrediente alimentare utilizzato come sostituto a ridotto apporto energetico dei grassi alimentari, in accordo con il Regolamento EU N. 258/97 sui nuovi ingredienti alimentari.

Nel 1999 l’azienda Danisco ha chiesto l’approvazione in Gran bretagna per l’utilizzo del salatrim come ingrediente negli alimenti. Nel 2001 il Comitato Scientifico per i Prodotti Alimentari  della EFSA ha emesso il suo parere, dichiarando il salatrim e le sue varianti sicure per il consumo umano.

Cosa è l’ ERITRITOLO?

E’ un polialcol naturalmente presente nella frutta e nei cibi fermentati. 

È utilizzato con successo come dolcificante naturale in quanto ha zero calorie e un ottimo sapore; è senza retrogusti. 

 A livello industriale è ottenuto da substrati zuccherini mediante fermentazionee  ad opera di lieviti osmofili selezionati.

PRESENTAZIONE DEI VALORI NUTRIZIONALI (Allegato XV del regolamento UE 1169/2011)

I valori nutrizionali possono essere presentati sia sotto forma di tabella, sia sotto forma lineare (se lo spazio a disposizione sull’ imballo è insufficiente). Ciò che è tassativo è l’ ordine con cui devono essere riportati, che è il seguente:

  • energia (kJ/kcal)
  • grassi (g)
    • acidi grassi saturi (g)
    • acidi grassi monoinsaturi  (g)
    • acidi grassi polinsaturi (g)
  • carboidrati (g)
    • zuccheri (g)
    • polioli (g)
    • amido (g)
  • fibre (g)
  • proteine (g)
  • sale (g)
  • vitamine e sali minerali  (unità di misura in milligrammi o in microgrammi a seconda dei casi, come riportato precedentemente nella tabella)

Gli elementi nutritivi riportati in rosso sono obbligatori; quelli riportati in verde sono facoltativi.

ESPRESSIONE DEI VALORI NUTRIZIONALI PER PORZIONE O UNITA’ DI CONSUMO

I valori nutrizionali possono essere riferiti, oltre che a 100 grammi di prodotto, anche per porzione e/o unità di consumo a condizione che:

  • la porzione sia quantificata sull’ etichetta.
  • sia indicato il numero di porzioni o unità contenute nell’ unità di vendita.

Ad esempio, una bottiglia di Coca Cola, riporterà in etichetta che la porzione corrisponde ad un bicchiere di 250 cc e che il contenuto della bottiglia (1,5 litri) equivale a 6 porzioni. In questo caso la tabella avrà due colonne: una con i valori riferiti a 100 cc e l’ altra con i valori riferiti ad una porzione (250 cc)

PRODOTTI AI QUALI NON SI APPLICA L’ OBBLIGO DELLA DICHIARAZIONE NUTRIZIONALE

L’ obbligo della dichiarazione nutrizionali non si applica a:

PRODOTTI NON TRASFORMATI COSTITUITI DA UN SOLO INGREDIENTE O UNA SOLA CATEGORIA DI INGREDIENTI

Sono i prodotti costituiti da un solo ingrediente che non hanno subìto  trattamenti in grado di arrecare una modifica della sua composizione iniziale:

-frutta e verdura surgelate

-carne disossata o tritata

-cereali frantumati senza separazione dei tessuti tegumentali

-verdura lavata e confezionata

PRODOTTI COSTITUITI DA UN SOLO INGREDIENTE O DA UNA SOLA CATEGORIA DI INGREDIENTI E  SOTTOPOSTI UNICAMENTE A PROCESSO DI MATURAZIONE

Prodotti la cui maturazione è avvenuta attraverso un trattamento, così come definito dall’articolo 2, paragrafo 1, lettera m) del Regolamento CE 852/2004, ovvero una “qualsiasi azione che provoca una modificazione sostanziale del prodotto iniziale compresi trattamento termico, affumicatura,  stagionatura, essiccazione, marinatura, estrusione o una combinazione di tali procedimenti”, purché non siano stati aggiunti altri ingredienti rispetto a quello primario o agli ingredienti che rientrano in un’unica categoria di ingredienti:

-stoccafisso

-salmone affumicato

-uva sultanina

-prodotti ittici marinati

ACQUE DESTINATE AL CONSUMO UMANO, COMPRESE QUELLE CHE CONTENGONO COME SOLI INGREDIENTI ANIDRIDE CARBONICA E/O AROMI

-acqua liscia

-acqua gassata artificialmente

-acqua gassata naturale

-acqua con aggiunta di aromi.

BEVANDE CON CONTENUTO ALCOLICO SUPERIORE ALL’ 1,2% IN VOLUME (Articolo 16 , paragrafo 4 del regolamento UE 1169/2011)

-vino

-birra (eccetto le birre analcoliche)

– superalcolici, anche contenenti altri ingredienti quali zucchero, erbe aromatiche, ecc

PIANTE AROMATICHE, SPEZIE E LORO MISCELE

-insaporitori costituiti da una o più speci di spezie e di erbe aromatiche

EDULCORANTI DA TAVOLA

-dolcificanti, anche in miscela

SALE E SUCCEDANEI DEL SALE

cloruro di sodio

-cloruro di potassio

-sali iposodici

ESTRATTI DI CAFFE’, ESTRATTI DI CICORIA, CHICCHI DI CAFFE’ INTERI O MACINATI, CHICCHI DI CAFFE’ DECAFFEINATI INTERI O MACINATI

—–

INFUSIONI A BASE DI ERBE E DI FRUTTA, THE O ESTRATTI DI THE’ ANCHE DECAFFEINATI, ISTANTANEI, SOLUBILI, SENZA ALTRI INGREDIENTI AGGIUNTI TRANNE AROMI CHE NON NE MODIFICANO IL VALORE NUTRIZIONALE

 —-

ACETI DI FERMENTAZIONE, ANCHE CON AGGIUNTA DI AROMI

 —-

AROMI

—-

ADDITIVI ALIMENTARI

—-

COADIUVANTI TECNOLOGICI

 —-

ENZIMI ALIMENTARI

—–

GELATINA

—-

COMPOSTI DI GELIFICAZIONE PER MARMELLATE E CONFETTURE

 – pectine

LIEVITI

-bicarbonato di sodio

-bicarbonato di ammonio

-lievito di birra

 GOMME DA MASTICARE

—-

ALIMENTI CONFEZIONATI IN IMBALLAGGI O CONTENITORI LA CUI SUPERFICIE DISPONIBILE E’ INFERIORE A 25 cmq

-bustine monodose di spezie

-bustine monodose di ketchup

-vaschettine monodose di confettura

ALIMENTI, ANCHE CONFEZIONATI IN MANIERA ARTIGIANALE, FORNITI DIRETTAMENTE DAL FABBRICANTE DI PICCOLE QUANTITA’ DI PRODOTTI AL CONSUMATORE FINALE O A STRUTTURE LOCALI DI VENDITA AL DETTAGLIO CHE FORNISCONO DIRETTAMENTE AL CONSUMATORE FINALE

Per quanto riguarda quest’ ultimo caso, i ministeri dello sviluppo economico e della salute hanno emesso la CIRCOLARE del 16 NOVEMBRE 2016  con la quale forniscono alcuni chiarimenti in merito. L’ esenzione riguarda:

I fabbricanti di piccole quantità di prodotti, cioè i fabbricanti (comprese le imprese artigianali ed agricole) che rispettano i requisiti per poter essere considerati microimprese (aziende con meno di 10 dipendenti e con un fatturato annuo inferiore ai 2 milioni di euro). A condizione che effettuino:

  • La fornitura di piccole quantità di prodotto direttamente al consumatore finale, (quindi, senza l’ intervento di intermediari), mediante spacci aziendali, mercati locali, sagre, ecc;
  • La fornitura, a livello locale; si intende la provincia in cui è ubicata l’ Azienda e le province limitrofe.

In definitiva, per essere esentati dalla dichiarazione dei valori nutrizionali bisogna essere una microimpresa, bisogna fornire piccole quantità di prodotto, bisogna fornirli a livello locale (provincia in cui è ubicata l’ azienda a province limitrofe) direttamente al consumatore o direttamente a strutture di vendita al dettaglio, senza l’ intervento di intermediari.

Personalmente nutro delle perplessità riguardo a questa circolare soprattutto per quanto riguarda il concetto di “piccole quantità di prodotto” (che significa? quanto prodotto?) e perchè non condivido il fatto che ci debbano essere delle esenzioni; il consumatore ha il diritto di essere informato a prescindere dalle dimensioni dell’ azienda e dalle modalità di vendita.

Io consiglio comunque di dichiarare i valori nutrizionali;  i consumatori sono sempre piu’ sensibili agli aspetti salutistici di ciò che mangiano, leggono le etichette e penalizzano i prodotti con carenza di informazioni.

PRODOTTI ALIMENTARI NON ASCRIVIBILI AI PRODOTTI PRECONFEZIONATI

L’ obbligo della dichiarazione dei valori nutrizionali non si applica anche ai prodotti alimentari non preconfezionati, vale a dire:

  • ai prodotti incartati in presenza del’ acquirente (es: mozzarella messa in busta al momento, olive in salamoia messe in vaschetta, salumi affettati e incartati al momento, ecc.)
  • ai prodotti anche non incartati in presenza dell’ acquirente ma che non hanno i requisiti dei prodotti preconfezionati (es.: tranci di formaggio esposti nel banco salumeria, vaschette in polistirolo di carne esposte nel banco macelleria).


ARROTONDAMENTO DEI VALORI NUTRIZIONALI

(linee guida del Ministero della Salute)

 

Una volta determinati o calcolati i valori nutrizionali con uno dei metodi precedentemente descritti, essi devono essere arrotondati secondo quanto riportato nella tabella seguente:

TOLLERANZE ANALITICHE APPLICABILI  IN FASE DI CONTROLLO UFFICIALE (Linee guida del Ministero della salute)


I valori dichiarati di energia e di nutrienti devono essere intesi come  valori medi che meglio rappresentano le quantità contenute nell’ alimento anche in relazione alle naturali variabilità riscontrabili.

I valori dichiarati devono essere compresi nei limiti di tolleranza in eccesso ed in difetto per tutta la shelf life del prodotto. Tali tolleranze sono riportate nelle seguenti tabelle:

TOLLERANZE PER ALIMENTI DIVERSI DAGLI INTEGRATORI ALIMENTARI

 


ESEMPIO DI TOLLERANZE APPLICABILI A VALORI NUTRIZIONATI CALCOLATI

Valori nutrizionali dichiarati

per 100 g

Tolleranza in difettoTolleranza in eccesso
energia1560/372 Kj/kcal
grassi2,3 g0,83,8
di cui: acidi grassi saturi0,7 g0,01,5
carboidrati66 g5874
di cui: zuccheri1,8 g0,03,8
fibre12 g9,614,4
proteine15 g1218
sale 0,90 g0,5251,275
selenio47 mcg3068
iodio57 mcg3783

TOLLERANZE AMMESSE PER GLI INTEGRATORI ALIMENTARI

Sono riportate nella seguente tabella:

 

tolleranze ammesse per gli integratori alimentari

tolleranze ammesse per gli integratori alimentari

Chiaramente, quando i valori nutrizionali sono oggetto di claim (ad esempio: ricco di fibre, a basso contenuto di grassi saturi, ricco di proteine, ecc.) devono essere rispettati i valori previsti dal regolamento CE 1924/2006 e, pertanto, in questi casi non vi sono tolleranze in più o in meno ( a seconda dei casi)

 

FORME DI PRESENTAZIONE SUPPLEMENTARI

LE RIPETIZIONI (art. 30 del regolamento UE 11696/2011)

 Sul fronte del pack possono essere ripetute le seguenti informazioni nutrizionali:

-VALORE ENERGETICO (Ripetizione breve)

-VALORE ENERGETICO, GRASSI, ACIDI GRASSI SATURI, ZUCCHERI, SALE (Ripetizione lunga)

Le ripetizioni possono essere riferite a porzione, a condizione che la porzione sia indicata accanto alle dichiarazioni e che sull’ imballaggio sia indicato il numero di porzioni contenute nell’ unità di vendita.

In ogni caso, il valore energetico deve essere espresso anche su 100g (100 ml)

 RIPETIZIONE BREVE

 –Ripetizione del valore energetico per 100g (100 ml)

-Ripetizione del valore energetico sia per 100g( 100 ml) che per porzione (non è ammesso esprimere il valore energetico solo per porzione)

-In aggiunta all’ espressione per 100g (100 ml), il valore energetico può essere espresso anche in % rispetto al fabbisogno giornaliero sia per 100 g/ml, sia per porzione

RIPETIZIONE LUNGA

 Le quantità di grassi, acidi grassi saturi, zuccheri e sale possono essere espresse per 100g/ml oppure solamente per porzione; in ogni caso, il valore dell’ energia deve essere espresso sia per 100g/ml che per porzione.

In aggiunta, le quantità di grassi, acidi grassi saturi, zuccheri e sale possono essere espressi in % rispetto al fabbisogno giornaliero solo per porzione; in tal caso, l’ energia deve essere espressa sia per 100 g/ml che per porzione

 

NUTRIFORM BATTERY

 

Il 7 dicembre 2020 è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale il decreto interministeriale del 19/11/2020 recante la forma di presentazione e le condizioni di utilizzo del logo nutrizionale facoltativo complementare alla dichiarazione nutrizionale, in applicazione dell’ articolo 35 del regolamento UE 1169/2011. E’ di seguito riportato:

nutriform battery

nutriform battery

NUTRIFORM BATTERY: CONDIZIONI DI UTILIZZO

 Nel suddetto decreto del 19/11/2020, sono descritte la forma di presentazione e le condizioni di utilizzo del logo nutrizionale facoltativo complementare alla dichiarazione nutrizionale obbligatoria ed in applicazione dell’ art. 35 del regolamento UE 1169/2011

Come si può vedere, i nutrienti che si devono inserire nel logo corrispondono ai nutrienti individuati nella ripetizione lunga e la quantità di energia è riportata anche su 100g/ml, nel rispetto delle regole della ripetizione lunga

Il decreto prevede che il nutriform battery non si possa utilizzare per gli alimenti preconfezionati la cui superficie maggiore sia inferiore a 25 cmq e per i prodotti IGP, DOP, STG.

MANUALE D’ USO DEL NUTRIFORM BATTERY

Il 19 gennaio 2021 è stato pubblicato il manuale d’ uso del NUTRIFORM BATTERY consultabile sul sito del MiSE; ad esso si rimanda per approfondimenti.

L’ utilizzo del marchio da parte degli operatori è volontario ed a titolo gratuito ed è riservato a tutti i produttori e distributori di prodotti alimentari in Italia e nel mercato unico europeo.

Il diritto all’ utilizzo del logo viene riconosciuto gratuitamente a tutti gli operatori che ne comunichino la volontà registrandosi in una apposita sezione del sito del Ministero della Salute

DISPOSIZIONI NAZIONALI PER GLI ALIMENTI NON PREIMBALLATI

I prodotti alimentari non preimballati sono:

  • i prodotti alimentari venduti al consumatore senza pre imballaggio (Es: il pasticcino che acquistiamo in pasticceria)
  • i prodotti imballati (preincartati) presso il punto vendita in presenza e su richiesta dell’ acquirente (Es: le mozzarelle imbustate con il suo liquido di governo in presenza dell’ acquirente)
  • i prodotti pre imballati per la vendita diretta (Es: Vassoio di pasticceria secca chiuso in film termoretraibile nel laboratorio retrostante il punto vendita).

Per queste tipologie di prodotti non vi è l’ obbligo della dichiarazione nutrizionale, bensì vige l’ obbligo di dichiarare gli ingredienti allergeni. Tale obbligo riguarda, infatti, tutti coloro che producono, somministrano, vendono prodotti alimentari, indipendentemente dal fatto che siano preconfezionati o preincartati. Dunque, oltre a chi vende prodotti preconfezionati, sono soggetti all’ obbligo di dichiarare la presenza degli allergeni i seguenti soggetti:

  • mense (scolastiche, ospedaliere, aziendali);
  • esercizi di catering;
  • bar, gelaterie, pasticcerie, macellerie;
  • chioschi, venditori ambulanti;
  • pizzerie, ristoranti, trattorie, tavole calde;
  • bed & breakfast, campeggi, ostelli;
  • sagre, circoli, associazioni caritatevoli, dopolavori;

Ristoranti, pizzerie, tavole calde, mense possono riportare la presenza degli allergeni, per ogni piatto, sul menu; bar, gelaterie, pasticcerie, ecc. possono esporre il cartello unico (book allergeni) riportante, sempre per ogni prodotto o tipologia di prodotto, gli ingredienti allergeni. La dichiarazione degli allergeni non deve essere generica ma deve essere riferita ad ogni alimento servito o venduto. Non sono ammessi cartelli generici con l’ elenco delle 14 categorie di allergeni.

Allo scopo, Il Ministero della Salute il 6 febbraio 2015 ha emesso un DECRETO senza, tuttavia, entrare nel merito alle modalità con cui deve essere dichiarata la presenza delle sostanze allergeniche a patto che tali informazioni siano disponibili su richiesta del clientePersonalmente ritengo che le informazioni riguardanti gli allergeni debbano essere disponibili indipendentemente dal fatto che il consumatore ne faccia richiesta.

CONCLUSIONI

Mi auguro che questa guida possa essere di aiuto a tutti coloro che si occupano di etichettatura alimentare ed a tutti i livelli (consulenti per le aziende alimentari, titolari o responsabili di aziende alimentari) ma anche ai normali consumatori che, spesso non sanno se le informazioni riportate in etichetta sono a norma oppure no.

Inoltre, invito tutti a contattarmi per richieste di informazioni in materia di etichettatura alimentare, sarò ben lieto di mettere a disposizione le mie conoscenze e la mia esperienza.

I miei riferimenti sono i seguenti:

DOTT. Gelsomino Panico

Cell. 3478323703

Mail. Gelsomino.panico@gmail.com

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12 commenti
  1. Gianluca
    Gianluca dice:

    Buongiorno, in caso di alimenti prodotti e confezionati da terzisti come si deve comportare l’azienda committente?

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    • Gelsomino Panico
      Gelsomino Panico dice:

      Il regolamento UE 1169/2011 non obbliga ad indicare la ragione sociale e neanche lo stabilimento di produzione dell’ azienda che effettivamente produce e confeziona il prodotto, ma solo la ragione sociale del responsabile delle informazioni (il committente)

      Verso la fine della scorsa legislatura era stato approvato un decreto legge che re-introduceva l’ obbligo di indicare lo stabilimento di produzione per il mercato italiano; ne è nato un contenzioso con l’ Unione Europea che si è risolto qualche mese fa con una sentenza che dà ragione all’Unione Europea.

      In definitiva, vige l’ obbligo di indicare solo i dati del committente. Personalmente, alle aziende alle quali fornisco la consulenza consiglio di indicare anche lo stabilimento di produzione (come indicazione volontaria) e, dunque, nel caso specifico, l’ indicazione da riportare è:

      Prodotto e confezionato nello stabilimento (indirizzo dello stabilimento, senza indicare di quale azienda si tratta) per …..(Ragione sociale e indirizzo della sede legale del committente)

      Rispondi
  2. Michela Caula
    Michela Caula dice:

    Buongiorno, sono ignorante in materia, le etichette possono essere create da chiunque seguendo queste indicazioni o è necessario seguire una traccia fac simile creata da qualche ente che si occupa di etichette alimentari certificate?

    Rispondi
    • Gelsomino Panico
      Gelsomino Panico dice:

      L’ etichetta la crea il responsabile aziendale che, se lo ritiene opportuno si può avvalere di un consulente esperto in etichettatura alimentare.

      Esistono delle normative e anche delle linee guida sullla loro interpretazione, il responsabile aziendale si deve attenere semplicemente alle normative.

      Non ci sono enti che certificano le etichette sul mercato Europeo; mentre sul mercato americano è l’ FDA che vigila sulla correttezza delle etichette e se lo ritiene opportuno ti blocca il prodotto ai porti e non ti permette di commercializzarlo sul territorio americano

      Rispondi
  3. Margherita
    Margherita dice:

    Buona sera, grazie per le direttive utilissime.
    Ora mi chiedo dopo aver creato l’etichetta del mio prodotto ( nel mio caso miele) , c’è un ente (ALS,ASP?!?) che verificherà che ciò che ho riportato sull’etichetta corrisponde al vero e mi rilascerà una certificazione che mi permetterà successivamente di poter mettere in vendita il mio prodotto?

    Rispondi
    • Gelsomino Panico
      Gelsomino Panico dice:

      Buonasera.

      L’ ente di controllo non rilascia nessuna certificazione in merito; il responsabile aziendale è responsabile di ciò che dichiara in etichetta. Gli organi di controllo possono prelevare dei campioni presso il punto vendita o presso l’ azienda ed eventualmente possono comminare delle sanzioni se l’ etichetta non è a norma (di solito sono sanzioni amministrative)

      Rispondi
  4. Gianpiero
    Gianpiero dice:

    Buongiorno,
    poichè commercializzo prodotti alimentari confezionati da altri, posso eventualmente togliere l’etichetta originale e mettere quella con il mio logo ? (ovviamente andrei a riportare tutti i dati originali, compreso indirizzo del produttore, nella mia etichetta, alla fine cambierebbe solo il logo e il formato dell’etichetta)

    Grazie

    Rispondi
    • Gelsomino Panico
      Gelsomino Panico dice:

      Bisogna capire chi è il responsabile delle informazioni, cioè, chi ne risponde in caso di problemi che hanno a che fare con la salute del consumatore e con il rispetto delle norme sull’ etichettatura. Se il responsabile delle informazioni è il produttore allora in etichetta devono comparire tutti i dati del produttore ivi compreso il logo e quindi l’ operazione della sostituzione del logo non si può fare.

      Rispondi
  5. antonio
    antonio dice:

    buongiorno. vorrei cortesemente conoscere i riferimenti normativi relativi alla possibilità di etichettare con un’unica etichetta o addirittura senza alcun etichetta (in questo caso si farebbe riferimento ai documenti di trasporto) un camion che trasporta cartoni con all’interno un unico prodotto ingrediente (carciofi surgelati).
    Grazie, Antonio

    Rispondi
  6. Elisa
    Elisa dice:

    Buongiorno! Ho un laboratorio in cui essicco e confeziono frutta e verdura di produzione propria. Se voglio essiccare il sedano, che è un allerge, devo riportare in tutte le etichette dei prodotti secchi la dicitura: “prodotto in laboratorio che utilizza anche sedano”? Oppure basta indicarlo nella confezione del preparato che contiene il sedano?
    Grazie

    Rispondi
  7. Gelsomino Panico
    Gelsomino Panico dice:

    La dicitura ” prodotto in laboratorio che lavora anche sedano” non é prevista per legge e può voler dire tutto e il contrario di tutto. Il consumatore vuole sapere se nel prodotto ci sono gli allergeni e questa dicitura non significa niente. La regola sarebbe che Lei effettui dei controlli per verificare la presenza o meno di tracce di sedano negli altri prodotti; tuttavia, in considerazione del fatto che un piccolo laboratorio non ha le risorse economiche per far effettuare analisi spesso costose, si accetta una dichiarazione tipo ” può contenere tracce di Sedano”. Tuttavia, se Lei ha la certezza assoluta che tracce di sedano non vadano a finire negli altri prodotti perché ha messo in atto delle procedure di produzione e sanificazione ad hoc, può anche non dichiarare niente ma é sempre Lei responsabile se succede qualcosa ad un consumatore allergico al sedano

    Rispondi

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